COLDIRETTI SARDEGNA, CONTRO I TRAFFICANTI DI OLIO E GRANO MIGLIAIA DI AGRICOLTORI IN PIAZZA A CAGLIARI E IN TUTTA ITALIA. INCONTRO IN PREFETTURA PER DIFENDERE REDDITO AGRICOLO, SALUTE DEI CITTADINI E TRASPARENZA
È a rischio la salute dei cittadini. Le speculazioni e l’import selvaggio che stanno facendo crollare le quotazioni di alcuni dei prodotti agricoli più importanti per il Paese, mettono a rischio anche la salute dei cittadini. Ecco perché servono più controlli e l’uso delle tecnologie come risonanza magnetica e isotopi da impiegare come prove in giudizio. Migliaia di agricoltori della Coldiretti sono scesi in piazza in Sardegna e tutta Italia per dire basta alle manovre di veri e propri trafficanti che fanno crollare i prezzi di olio extravergine d’oliva e grano, due simboli del nostro agroalimentare e della Dieta Mediterranea, prodotti 100% italiani che devono stare in tutte le mense pubbliche come quelle delle scuole e degli ospedali. Speculazioni, inganni e mancanza di trasparenza stanno mettendo a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole nazionali, già in grave difficoltà a causa dell’aumento dei costi legato alla guerra in Iran. Il blitz coinvolge tredici capoluoghi di regione con gli agricoltori davanti alle Prefetture dove è stato consegnato un manifesto con le principali richieste.
SARDEGNA. Insieme alle regioni italiane anche la Sardegna ha portato in piazza, davanti alla Prefettura di Cagliari centinaia di agricoltori. Momento culmine della giornata è stato l’incontro tra gli agricoltori Coldiretti Sardegna e la prefetta di Cagliari Paola Dessì che ha accolto le istanze del mondo agricolo. Da Coldiretti Sardegna l'apprezzamento per l’attenzione e la grande disponibilità dimostrate dalla prefetta che si è impegnata a farsi portavoce presso le istituzioni competenti delle preoccupazioni e delle richieste avanzate dalle imprese agricole.
BLITZ CAGLIARI. “Non siamo qui solo per difendere il lavoro degli agricoltori – dice il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – siamo qui per difendere la salute dei cittadini, la qualità del cibo che arriva sulle tavole e il diritto dei consumatori a conoscere davvero l’origine di ciò che acquistano. Quando il mercato viene drogato da importazioni opache e da fenomeni speculativi, a perdere non sono soltanto le aziende agricole ma l’intera comunità”. Per il direttore regionale, Luca Saba, inoltre “Gli agricoltori chiedono regole chiare, controlli rigorosi e trasparenza lungo tutta la filiera. Non possiamo accettare che produzioni ottenute rispettando standard elevatissimi vengano schiacciate da prodotti provenienti da Paesi che non applicano le stesse regole ambientali, sanitarie e sociali. La reciprocità deve diventare un principio concreto e non soltanto uno slogan”, sottolinea.
Ma gli agricoltori Coldiretti erano mobilitati in tutta Italia, oltre a Cagliari anche a Roma, Bari, Bologna, Napoli, Palermo, Firenze, Pescara, Cosenza, Ancona, Perugia, Campobasso e Potenza. Gli agricoltori chiedono un’azione immediata rispetto ai vergognosi tentativi in atto da parte dei trafficanti: da chi cerca di “strozzare” le aziende pagando al Sud il grano sotto trebbiatura 19 centesimi al chilo, mentre la pasta costa minimo 2 euro al chilo e il pane 3 euro, o chi taglieggia i produttori italiani pagandoli sotto i costi di produzione.
I NUMERI. Fermiamo i trafficanti di olio extravergine d’oliva Made in Italy Proprio l’olio extravergine di oliva, pilastro della Dieta Mediterranea, è uno dei casi simbolo del Made in Italy sotto attacco. Nell’ultimo anno il prezzo del prodotto è crollato del 50%, mentre i costi a carico dei produttori nazionali sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro, secondo il Centro studi Divulga. Come è possibile? Per capire l’inganno basta guardare ai numeri. I dati ufficiali della filiera mostrano infatti che l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extra vergine d’oliva, cifra che peraltro potrebbe essere rivista ulteriormente al ribasso con controlli più stringenti, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, un export di 318 milioni di litri e un import di ben 545 milioni di litri all’anno. I conti non tornano, sottolinea Coldiretti, perché c’è chi trucca l’origine ingannando cittadini e agricoltori nascondendosi anche dietro l’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che va cancellata per tutti gli alimenti.
Da qui le richieste di Coldiretti contenute nel documento consegnato ai prefetti. Aumentare le ispezioni e fermare le frodi sull’origine con controlli innovativi, risonanza magnetica e mappatura isotopica possono dire con chiarezza da dove arriva un prodotto, devono essere utilizzabili come prove in giudizio. Applicare sempre la legge contro le pratiche sleali e le vendite sotto il costo di produzione. Da vietare anche la miscelazione di olio d’oliva extravergine e sottoprodotti trattati termicamente che per magia diventano extravergine. Necessaria la fatturazione obbligatoria delle olive per una tracciabilità completa del prodotto e serve anche sospendere l’olio a dazio zero dalla Tunisia e fermare il meccanismo del traffico di perfezionamento attivo (Tpa) sull’olio estero, ulteriore fonte di frodi.
LE VOCI SARDE. “Ci chiedono di produrre qualità, sostenibilità e sicurezza alimentare ma poi ci propongono prezzi che non consentono neppure di coprire le spese – racconta un gruppo di cerealicoltori sardi presenti alla manifestazione – non possiamo competere con chi produce utilizzando sostanze vietate in Europa e con regole completamente diverse dalle nostre”. Tra le altre voci, i cerealicoltori sottolineano: “Chi affonda il prezzo del grano affonda l’Italia perchè pane e pasta italiani prodotti con solo grano italiano vero difendono la salute dei cittadini", a testimonianza di una battaglia che punta a difendere reddito agricolo, origine delle produzioni e sicurezza alimentare. “L’olio extravergine 100% italiano è uno degli alimenti simbolo della dieta mediterranea e della nostra identità agricola – spiegano gli olivicoltori isolani – chi trucca l’origine o inganna i consumatori danneggia le aziende oneste e mette a rischio la fiducia dei cittadini”. Presenti alla mobilitazione i presidenti, i direttori e i dirigenti delle federazioni provinciali Coldiretti di tutta la Sardegna. “Dietro ogni azienda agricola c’è una famiglia, un territorio e una comunità che vuole continuare a produrre qualità – sottolineano i dirigenti territoriali – oggi tutta la Sardegna è qui per chiedere rispetto, trasparenza e condizioni che consentano alle imprese di continuare a creare lavoro, tutela ambientale e sviluppo economico”.
IL PROBLEMA IN ITALIA. trafficanti speculatori all’assalto del grano italiano Dall’olio al grano la situazione non cambia. Nelle ultime ore, denuncia Coldiretti, commercianti e industriali senza scrupoli stanno cercando di comprare grano duro in Sicilia durante la trebbiatura alla cifra illogica di 19 centesimi al chilo. Diciannove centesimi è un prezzo che rappresenta un insulto intollerabile a tutti gli agricoltori. Questi, sottolinea Coldiretti, sono gli stessi trafficanti di grano che cercano di comprare fatture da aziende compiacenti per far diventare italiano grano estero e spargono terrore all’apertura della campagna di raccolta per abbassare ancora i prezzi e rubare dalle tasche dei cerealicoltori. Nel frattempo continuano ad arrivare navi piene di grano al glifosate, molecola chimica che genera cancro soprattutto nei bambini. Coldiretti chiede dunque di fermare le frodi con controlli a tappetto in tutta la filiera per verificare il rispetto delle leggi sull’origine, anche utilizzando la nuova Legge Caselli contro l’agropirateria. I trafficanti speculatori vanno bloccati applicando la legge contro le pratiche sleali a partire dal divieto di vendita sotto il costo di produzione. E serve poi – continua Coldiretti – fermare una volta per tutte il grano al glifosate, applicando il principio di reciprocità. Non è più accettabile continuare a importare grano fatto seccare con il diserbante quando in Europa ciò non è permesso. Dalla Cun Grano vanno poi esclusi i commissari in conflitto di interessi. Non è tollerabile che Confcooperative chieda ribassi più alti di quelli proposti dagli industriali. Rispetto all’aumento record dei costi di produzione serve infine – conclude Coldiretti – mettere a disposizione subito 40 milioni per abbattere le spese dei produttori in contratti di filiera.